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UNI.C.E.L.

E’ una Associazione apartitica costituita a Lecce nel 2000 su iniziativa di Maria Lucia Cillo ed un numeroso gruppo di donne professionalmente qualificate che hanno trasfuso nel movimento le loro diverse esperienze, la volontà di essere cittadine a pieno titolo e protagoniste della società del Terzo Millennio.

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Maria Luisa Cillo
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logo_articoliProgetto L.A.P.O.
Lecce Avanguardia Pari Opportunità



Azione di sistema strategica di benchmarking, ricerca sociale, gruppo lavoro e comunicazione per le pari opportunità nel territorio del
Comune di Lecce




Uno degli obiettivi del nostro lavoro è stato quello di monitorare l’applicazione e la conoscenza della legge n. 53/2000, per comprendere come e se stanno cambiando i comportamenti delle famiglie leccesi, nella conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, di verificare la reale attuazione della distribuzione dei compiti di cura tra i generi, al fine di una maggiore parità tra di essi attraverso una diversa suddivisione delle responsabilità familiari.
È stato elaborato un questionario, al fine di sondare queste diverse aree d’indagine, ed è stato somministrato a lavoratori del settore Pubblico e Privato.
Il progetto L.A.P.O. rappresenta solo l’inizio di un percorso di lavoro, una sorta di introduzione conoscitiva sulla realtà del nostro territorio, una verifica di quei cambiamenti tanto invocati, rincorsi, ma ben lontani dall’essere attuati.
In questi ultimi tempi, si è tanto parlato di conciliazione, di lotta contro la discriminazione tra i due sessi, argomentando proposte, idee, più o meno condivise e condivisibili.
Le normative emanate sono tante, di certo valide e soggette a miglioramento, ma se a tutto questo non seguiranno degli interventi che producano dei reali cambiamenti, capaci di incidere sulla nostra mentalità, di tutto il lavoro svolto, non resterà nessuna traccia, ma solo “promesse vane”, tante frasi ad effetto, “parole” che, svilite dai “significati”, perderanno efficacia.
Se leggiamo i risultati in modo superficiale possiamo dire, molto genericamente, che i dati emersi dalla nostra indagine, confermano i risultati nazionali, ma questo non aggiungerebbe nulla alla conoscenza della mentalità dei nostri concittadini.
Riteniamo utile sottolineare l’atteggiamento reticente assunto, sia dai responsabili delle attività, sia dagli stessi lavoratori. Pur non volendo affrettarci in giudizi avventati, tutti ancora da verificare, la sensazione è quella di trovarsi in presenza di persone che vivono il lavoro e la carriera non come un diritto da affermare a voce alta, ma piuttosto come un luogo dove, gli equilibri, più che dalle regole, sono dettati dagli umori e dagli interessi di chi li gestisce.
Il profilo emerso dall’indagine, presenta sostanzialmente le seguenti caratteristiche:
-    il campione composto da  uomini e donne, si caratterizza per la maggior presenza di donne (D 63%; U 37%); l’età media è per entrambi di circa anni 35; il livello di scolarizzazione indica il possesso del diploma di Scuola Superiore per entrambi i sessi, ma si caratterizza con un numero maggiore di laureati nel campione femminile; lo stato civile indica una percentuale alta di coniugati e con figli, il cui numero è pari a 1 massimo 2 figli; nel nucleo familiare non si individua la presenza di persone anziane a carico, (la percentuale è poco significativa), la maggior parte dei soggetti ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nel campione delle donne si registrano, comunque, tipologie diverse di contratto, con un’incidenza significativa rispetto al campione maschile. Le donne manifestano una maggiore attenzione e interesse verso questi temi, anche perché sono quelle che vivono quotidianamente la difficoltà di conciliare gli impegni di lavoro con gli impegni della vita familiare e personale;
-    il tempo libero risulta condizionato in negativo dall’arrivo dei figli, (delle 37 donne coniugate e con figli, 35 hanno difficoltà e solo 2 non ne hanno; tra i 17 uomini, 15 hanno problemi e solo 2 no);
-    i lavori domestici risultano essere prevalentemente a carico delle donne, la percentuale di  uomini che condivide regolarmente questa responsabilità, è piuttosto bassa;
-    l’arrivo dei figli non comporta incrementi significativi;
-    deludenti i risultati relativi alla conoscenza della legge 53/2000, solo un terzo delle donne conosce la legge e ha avuto occasione di utilizzarla; un po’ meno di un terzo la conosce ma non ha avuto occasione di usarla; il 50% circa, non la conosce, tra queste il 30% ne ha sentito parlare, le restanti non ne hanno nemmeno sentito parlare; la situazione degli uomini è peggiore: meno di un terzo conosce e ha utilizzato la legge, un altro 15% circa, la conosce, ma non ha avuto occasione di usarla; più del 50% non conosce la legge e di questi, più della metà non ne ha nemmeno sentito parlare;
-    anche le diverse opportunità che la legge offre, sono maggiormente conosciute e utilizzate dalle donne, rispetto agli uomini, ma siamo ben lontani dai risultati auspicati nelle tante tavole rotonde sull’argomento;
-    un altro dato da sottolineare è la scarsa informazione che i lavoratori denunciano da parte dei datori di lavoro, in relazione a questi temi, che non sono stati pubblicizzati, adeguatamente, tanto da essere vissuti, spesso, come una concessione, e non un diritto che, migliorando lo stile di vita del lavoratore, andrebbe a produrre una ricaduta positiva in termini di qualità del lavoro svolto;
-    in tema di congedo parentale siamo, ancora, ben lontani da quei cambiamenti necessari al superamento degli stereotipi culturali, per cui è sempre la donna che, nella maggior parte dei casi, utilizza le varie forme di congedo;
-    gli uomini tendono a conoscere, poco e male, queste normative, anche il tipo di servizio che vorrebbero presente nel luogo di lavoro, è indicativo di una mentalità tipicamente maschile che non tiene conto della fatica che comporta il ruolo di lavoratore e di responsabile allo stesso tempo della cura familiare e domestica, preferendo, ad es., un fattorino per le commissioni, all’elenco delle baby-sitter, al nido, a quei servizi che consentirebbero una minore difficoltà nel gestire il ruolo di genitore e di lavoratore avente diritto.
Tutto questo è dovuto probabilmente al fatto che i problemi della cura della casa, dei figli, ricadono poi sostanzialmente sulla donna, che continua a fare i conti con gli stereotipi del passato e con un’immagine della donna d’oggi dai contorni ancora sfocati, inconsciamente poco elaborati, che la costringono a farsi carico di tutte le responsabilità, invocando un aiuto spesso negato sia dal proprio compagno sia dalle istituzioni, o in alternativa la portano a rinunciare o ritardare il progetto di vita familiare.
Possiamo sintetizzare dicendo che, molto ancora, deve essere fatto in tema di educazione al valore delle responsabilità condivise, dell’essere lavoratori con pari dignità, dell’essere genitori, madri e padri, che condividono un progetto di vita fatto di diritti e doveri, condivisi e condivisibili.
Manca l’informazione, manca la speranza di poter costruire il proprio futuro, di poter pensare a un nuovo nucleo familiare, c’è la paura di mettere al mondo un figlio, perché più che alla gioia di una nuova vita, si teme e si pensa alle rinunce che un figlio comporta.
All’incertezza del domani, alla difficoltà di trovare un lavoro, alla mancanza di servizi pubblici e/o privati che consentano di affidare i propri figli senza sviluppare sensi di colpa nei genitori e nevrosi di abbandono nei figli, si deve opporre l’impegno di tutte le istituzioni, delle aziende, degli enti formativi, al fine di individuare modalità d’intervento che favoriscano una crescita fatta di azioni concrete e non di promesse e speranze vane.
Questi risultati devono essere un monito che ci porti a guardare alla nostra realtà con attenzione e con la consapevolezza che c’è molto lavoro da fare in tema di conciliazione. Bisogna creare una rete tra tutti gli organismi preposti, al fine di elaborare una programmazione che porti a sortire dei capillari cambiamenti, mettendo le basi per una società a dimensione umana, dove il tempo non sia un nemico da combattere e temere.

INTERVERRANNO:

On. Adriana Poli Bortone       Sindaco di Lecce

Dr. Roberto Marti                             Assessore Pari Opportunità

Dr. Andrea Pasquino                  Presidente Istituzione Servizi Sociali - Comune di Lecce

Maria Lucia Cillo                             Presidente Regionale UNI.C.E.L

Dr.essa Antonella Causio     Psicologa

 

 

Legge 8 marzo 2000, n. 53
"Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e  per il coordinamento dei tempi delle città"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 60 del 13 marzo 2000

La legge promuove un equilibrio tra tempi di lavoro, di cura, di formazione e di relazione, mediante: l'istituzione dei congedi dei genitori e l'estensione del sostegno ai genitori di soggetti disabili; l'istituzione del congedo per la formazione continua e l'estensione dei congedi per la formazione; il coordinamento dei tempi di funzionamento delle città e la promozione dell'uso del tempo per fini di solidarietà sociale.

Capo I PRINCIPI GENERALI
Art. 1. (Finalità).
Art. 2. (Campagne informative).

Capo II CONGEDI PARENTALI, FAMILIARI E FORMATIVI
Art. 3. (Congedi dei genitori).
Art. 4. (Congedi per eventi e cause particolari).
Art. 5. (Congedi per la formazione).
Art. 6. (Congedi per la formazione continua).
Art. 7. (Anticipazione del trattamento di fine rapporto).
Art. 8. (Prolungamento dell'età pensionabile).

Capo III FLESSIBILITÀ DI ORARIO
Art. 9. (Misure a sostegno della flessibilità di orario).

Capo IV ULTERIORI DISPOSIZIONI A SOSTEGNO DELLA MATERNITÀ E DELLA PATERNITÀ
Art. 10. (Sostituzione di lavoratori in astensione).
Art. 11. (Parti prematuri).

 

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