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violenza

COSA FARE, A CHI RIVOLGERSI?


Innanzitutto ogni donna o meglio, ogni individuo che subisce violenza e/o maltrattamenti, dovrebbe sviluppare la consapevolezza di quanto sia importante lo strumento della Relazione, della Solidarietà, della Vicinanza non solo tra le donne, ma tra tutti coloro che per un motivo o per l’altro subiscono o che sono vicini affettivamente a chi subisce, e poi BISOGNA:
- Denunciare l’accaduto o querelare (entro sei mesi) il responsabile del reato; la denuncia può essere presentata presso qualsiasi Commissario di Pubblica Sicurezza o Stazione dei Carabinieri o Procura della Repubblica, preferibilmente insieme alla fotocopia del certificato medico;
- Proporre personalmente istanza al Tribunale del luogo di residenza o domicilio per ottenere ordini di protezione contro gli abusi familiari;
- Recarsi in un Pronto Soccorso Ospedaliero o a qualsiasi medico per una visita nel caso in cui il marito o il convivente avesse percosso o/e causato lesioni e chiedere un referto medico che attesti le condizioni riscontrate;
- Chiedere l’allontanamento dalla casa familiare del partner violento o che abbia assunto una condotta pregiudizievole rispetto l’integrità psico-fisica dell’altro coniuge o convivente e chiedere il pagamento periodico di un assegno di mantenimento per se e i figli. Il giudice determina la somma da corrispondere e le modalità di pagamento;
- Chiedere l’allontanamento di un componente del nucleo familiare diverso dal coniuge o dal convivente (padre, fratello…) che si sia reso colpevole di comportamenti violenti e lesivi;
- Rivolgersi ad un centro anti-violenza, ai servizi sociali o presso un Consultorio Familiare per ricevere assistenza legale e psico-socio-educativa;
- Chiedere il gratuito patrocinio, ossia l’assistenza gratuita di un avvocato se le condizioni economiche sono disagiate, ovvero con un reddito personale annuo non superiore a 9.296,22 Euro;
- Rivolgersi, per le violenze che si consumano nei luoghi di lavoro, alla Consigliera di parità (figura istituzionale nominata con decreto del Ministero del Lavoro) con sede presso la Provincia d’appartenenza che potrà attivare gratuitamente procedure ed azioni in giudizio, per sostenere le donne vittime di molestie sessuali, discriminazioni e mobbing di genere.


LE CONQUISTE DELLE DONNE


• diritto di voto 2 giugno 1946 Per la prima volta tutte le maggiorenni votano nelle elezioni amministrative della primavera del 1946 e poi, più ampiamente, nel referendum istituzionale e nell’elezione dell’Assemblea Costituente del 2 giugno;
• parità salariale: prevista dall'art. 37 della Cost. e regolato da una legge solo nel 1957 in applicazione di una convenzione internazionale del BIT. Con un accordo interconfederale del 1960 sono eliminate dai contratti collettivi nazionali di lavoro le tabelle remunerative differenti per uomini e donne. Le clausole di nubilato sono definitivamente vietate con la legge n.7 del 1963;
• divorzio: L.898 del 1970, approvazione della legge sul divorzio. 12 maggio 1974: vittoria del No al referendum popolare per l'abrogazione della legge;
• tutela della maternità: la legge 1204 del 1971 estende le tutela della maternità per le lavoratrici dipendenti introdotte dalla prima legge 860 del 1950 che prevede diritti e le tutele delle lavoratrici. Definisce per la prima volta le assenze per maternità, le ore di allattamento e il divieto di licenziamento entro il primo anno di vita del bambino;
• asili nido: Legge 1044 del 1971 si propone di creare un servizio a supporto delle famiglie per favorire la permanenza delle donne nel mondo del lavoro anche dopo la nascita dei figli, nel rispetto
delle necessità dei bambini;
• diritto di famiglia: la Legge 151 del 1975 prevede la riforma del diritto di famiglia introducendo la parità tra uomini e donne nell'ambito familiare: la potestà sui figli, infatti, spetta a entrambi i coniugi che hanno identici diritti e doveri e non più solo al padre. In attuazione del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi;
• parità nel lavoro: la legge 903 del 1977 rappresenta la più importante svolta culturale nei confronti delle donne. Si passa dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del diritto di parità nel campo del lavoro. Sono introdotte norme più avanzate in materia di maternità e primi elementi di condivisione fra i genitori nella cura dei figli;
• interruzione volontaria della gravidanza: Legge 194 del 1978 "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". La legge ha come scopo principale la prevenzione delle gravidanze indesiderate, oltre che contrastare l'aborto clandestino;

• azioni positive: la legge 125 del 1991 “Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro”: fortemente voluta dalle donne, interviene per promuovere azioni specifiche volte a rimuovere le discriminazioni e migliorare l’uguaglianza di opportunità uomo-donna nel lavoro. Rappresenta un importante passo in avanti per rendere visibile e valorizzare la presenza ed il lavoro delle donne nella società, nel lavoro e nella famiglia. Sarà modificata nel 2000 dal Decreto legislativo 196 che ne migliorerà l’operatività soprattutto della figura del/la Consigliere/a di Parità;
• imprenditoria femminile: la legge 215 del 1992 “azioni positive per l’imprenditoria femminile” favorisce la nascita e la crescita di imprese femminili o a prevalenza femminile attraverso l’erogazione di contributi. Sono stati emanati e finanziati sei bandi fino al 2006 quando la legge è stata assorbita dal Codice delle Pari Opportunità;
• violenza sessuale: L. 866 del 1996; stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona, affermando il diritto alla sessualità libera e condivisa;
• lavoro notturno: una legge comunitaria del 1998 vieta in modo assoluto il lavoro notturno alle donne durante la maternità sino al compimento di un anno di vita del bambino e il non obbligo fino a che il bambino ha 3 anni, nel caso di genitore unico, fino a 12 anni;
• assegno di maternità per casalinghe e disoccupate: Legge 448 del 1999, prevede un'indennità di maternità per le donne che non lavorano, o che svolgono il cosiddetto "lavoro familiare". Con la Finanziaria del 2000 questo diritto viene esteso alle cittadine dell'Ue ed extracomunitarie con carta di soggiorno;
• infortuni domestici: Legge 493 del 1999, contiene il riconoscimento del lavoro in ambito domestico. Le persone comprese tra i 18 e i 65 anni che svolgono in via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, il lavoro domestico, hanno diritto all'Assicurazione contro gli infortuni;
• congedi parentali: Legge 53 dell'8 marzo 2000 armonizza i tempi di cura, di formazione e i tempi delle città. Innovativa soprattutto rispetto ai congedi parentali garantendo ai padri uguali diritti e tutele per la cura dei figli. La normativa punta a una maggiore condivisione dei compiti all'interno del nucleo familiare prevedendo la parità tra genitori naturali e adottivi o affidatari. Si applica a tutti i lavoratori, uomini e donne, pubblici e privati, anche autonomi, apprendisti e soci di cooperative e, negli anni a seguire, sarà estesa anche ai lavoratori “precari”. La legge attiva anche finanziamenti alle imprese per sperimentazioni a favore della flessibilità organizzative, l’attivazione delle Banche del tempo e la predisposizione da parte dei comuni di piani di coordinamento degli orari;
• violenza in famiglia: la legge 4 aprile 2001 n. 154 “ Misure contro la violenza nelle relazioni familiari” che prevede l'allontanamento dalla casa familiare quale misura cautelare;

• donne nelle cariche elettive: la legge Costituzionale 30 maggio 2003, n. 1 modifica l’art. 51 della Costituzione Italiana. All’articolo 51, primo comma, è aggiunto il seguente periodo: «A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini»;
• parità di trattamento: il decreto legislativo 145 del 2005 attua la direttiva 2002/73/CE in materia di parità di trattamento tra gli uomini e le donne, per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale e le condizioni di lavoro;
• violenza contro le donne: disegno di legge (gennaio 2007) misure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell’ambito della famiglia, per l’orientamento sessuale, l’identità  di genere ed ogni altra causa di discriminazione;
.  Stalking molestie assillanti: L.38 del 23 aprile 2009 Lo Stalking è stato introdotto nel nostro ordinamento all’art. 612-bis c.p. con la declaratoria “atti persecutori” ed inserito nella sezione relativa ai delitti contro la libertà morale con il decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, recante “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”, convertito nella Legge 23 aprile 2009, n. 38. Il termine Stalking è mutuato dal linguaggio tecnico della caccia, il cui significato di “fare la posta”, tradotto in italiano col concetto di “molestie assillanti”, indica tutte quelle situazioni in cui una serie di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza e controllo, di ricerca di contatto e comunicazione nei confronti di una “vittima” che risulta infastidita e/o preoccupata da tali comportamenti non graditi, creano  nelle vittime grave stress emotivo, forti pressioni psicologiche, violenza fisica, sessuale, economica e sociale.




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